In una recente intervista concessa al Corriere dello Sport, Gianfranco Zola ha condiviso riflessioni importanti sulla sua carriera, mettendo in luce il profondo affetto che lo lega a Cagliari. L’ex fuoriclasse ha ripercorso le tappe fondamentali del suo percorso, da Napoli a Londra, sottolineando come la Sardegna rappresenti per lui un punto di arrivo e un luogo del cuore.
Da Marazola a Magic Box: l’evoluzione di un campione
Durante la conversazione, Zola si è soffermato sul significato dei soprannomi che hanno segnato la sua carriera. “Marazola” e “Magic Box” non sono semplici etichette, ma rappresentano due fasi distinte della sua crescita. Il primo, ha spiegato, “mi ha permesso di farmi conoscere e apprezzare, di guadagnare la fiducia della gente”. Fu un biglietto da visita fondamentale agli inizi. Il secondo, invece, “è stato il frutto della mia personalità, della tenacia e anche delle mie capacità”. Un riconoscimento maturato grazie al duro lavoro, alla fortuna e all’incontro con “grandi allenatori e ottimi compagni”.
Napoli, Chelsea e il ritorno a casa: Cagliari nel cuore
Interrogato sulle città che più hanno definito la sua traiettoria, Zola ha descritto Napoli come “l’iniziazione” e il Chelsea come “il coronamento del buon lavoro fatto in azzurro e al Parma”. Tuttavia, è Cagliari a occupare un posto unico e insostituibile. La scelta di chiudere la carriera in Sardegna non è stata casuale, ma un ritorno alle origini carico di significato. “Non parlerei di inizio e fine perché ho chiuso la carriera al Cagliari, nella mia terra”, ha dichiarato Zola, concludendo con una frase che racchiude tutto il suo amore per l’isola: “Ma sono i luoghi dove ho raccolto tutto”.




