Il progetto per la realizzazione del nuovo stadio di Cagliari si arena tra ritardi e silenzi, sollevando interrogativi sulla gestione dell’opera. A portare la questione al centro del dibattito è il consigliere comunale di CiviCa24, Giuseppe Farris, che ha puntato il dito contro quella che definisce una mancanza di trasparenza da parte dell’amministrazione, alimentando dubbi sul futuro di un’infrastruttura considerata strategica per il club e la città.
Le accuse di Farris e il silenzio del Comune
Il cuore del problema, secondo la denuncia di Farris, risiede nel rinvio del bando di gara, originariamente atteso per febbraio e ora slittato in primavera, e nella totale assenza di comunicazioni ufficiali che ne spieghino le ragioni. Il consigliere ha reso noto di aver tentato di ottenere delucidazioni attraverso un’interrogazione e una richiesta formale di accesso agli atti, ma entrambe le iniziative sono cadute nel vuoto. “Nessuna risposta alla prima e niente documenti dalla seconda”, ha lamentato Farris, criticando una situazione in cui le uniche informazioni disponibili provengono da “indiscrezioni a mezzo stampa”. Per il consigliere, questo silenzio non è una semplice attesa, ma una “scelta politica che mina la trasparenza” e mortifica il ruolo di controllo del Consiglio comunale.
Il nodo del Piano Economico Finanziario
A rendere la situazione ancora più intricata è il fatto che il Cagliari Calcio, sotto la presidenza di Tommaso Giulini, avesse già compiuto un passo fondamentale, depositando il Piano Economico Finanziario (Pef) il 14 dicembre 2025. Farris ha descritto questo documento come un “atto decisivo”, in quanto definisce aspetti cruciali come le finanze pubbliche, le garanzie e i tempi di realizzazione. Tuttavia, a fronte di questo passo concreto, la sola replica indiretta dell’amministrazione è giunta il 21 gennaio dalle parole dell’assessore allo Sport, Giuseppe Macciotta, che ha parlato genericamente di “valutazioni giuridico economiche” in corso e di un conseguente “differimento del cronoprogramma”. Una spiegazione che non soddisfa il consigliere, il quale riassume la vicenda con una frase emblematica: “Qualcosa non torna, ma nessuno spiega cosa”.




