Ci sono date che restano impresse nella memoria collettiva di una tifoseria, spartiacque emotivi che segnano un prima e un dopo. Per i sostenitori del Cagliari e per l’intera Sardegna, il 1° febbraio 1976 rappresenta uno di quei momenti: il giorno dell’ultima, inconsapevole apparizione in campo di Gigi Riva, l’uomo che più di chiunque altro ha incarnato lo spirito di un popolo.
Un silenzio irreale al Sant’Elia
Quel giorno si giocava al Sant’Elia l’ultima partita del girone d’andata, un Cagliari-Milan dal peso specifico enorme per i rossoblù, all’ultimo posto in classifica con soli 6 punti. La tensione era palpabile, ma a pochi istanti dall’inizio della ripresa si trasformò in dramma. Durante un’azione di gioco, nel tentativo di contendere un pallone al milanista Aldo Bet, la corsa di Riva si interruppe bruscamente. Un dolore lancinante, lo stadio che piomba in un silenzio surreale e l’immagine di “Rombo di Tuono” costretto a lasciare il campo sorretto dai compagni. La diagnosi medica fu un colpo durissimo: distacco del tendine dell’adduttore, un infortunio che mise di fatto la parola fine sulla sua straordinaria carriera.
L’ultimo ruggito del campione
Nonostante la gravità dell’infortunio, un campione come Riva non poteva arrendersi senza lottare. Con la tenacia che lo ha sempre contraddistinto, provò in ogni modo a recuperare. Nell’estate successiva, indisse una conferenza stampa per annunciare con orgoglio che la sua storia con la maglia del Cagliari non era ancora finita. Tuttavia, il percorso di riabilitazione si rivelò più complesso del previsto, appesantito anche dalle conseguenze di altri gravi infortuni subiti in passato. Quel Cagliari-Milan divenne così, contro la sua volontà, l’atto conclusivo della sua epopea sul campo.
Più di un calciatore: un simbolo per la Sardegna
L’eredità di Gigi Riva va ben oltre i gol e le vittorie. È stato l’eroe che ha scelto di legare il suo nome a un’isola, trasformando una squadra di provincia in campione d’Italia e diventando un simbolo di riscatto per l’intera Sardegna. Ha rappresentato la sfida di Davide contro Golia, unendo un popolo come nessun altro prima. La sua potenza in campo era leggendaria, come testimoniato dalle parole di un avversario storico come Tarcisio Burgnich: “Quando Riva scendeva verso l’area avversaria, assomigliava alla migrazione di un popolo”. Una frase che racchiude perfettamente la grandezza di un uomo che è stato epica ed etica insieme.




