Gianluca Gaetano mette un punto fermo sul suo percorso a Cagliari. Il centrocampista, intervenuto ai microfoni di Radiolina, ha confermato la sua evoluzione tattica e il legame con l’ambiente rossoblù, definendo il suo nuovo ruolo in campo come una scelta definitiva per la sua carriera.
“Finalmente regista”
Alla domanda su come preferisce essere definito, la risposta è netta: “Adesso finalmente regista”. Gaetano ha spiegato come la novità fosse tale più per gli altri che per lui, avendo già ricoperto quella posizione in passato. La decisione di schierarlo play non è stata estemporanea, ma frutto di un dialogo con il tecnico iniziato già dalla partita con il Bologna. Una posizione che sente sua. “È il mio ruolo del futuro e da qui non mi muovo più”, ha affermato, sottolineando come gli permetta di essere nel vivo del gioco e toccare più palloni, a differenza di quando agiva da trequartista “nel traffico”. Il giocatore ha anche chiarito come i gol segnati con Ranieri avessero creato un equivoco sul suo ruolo, allontanando l’etichetta di “bomber”.
Il legame con Cagliari e un inizio difficile
L’affetto per la Sardegna è un tema ricorrente. “Qui mi trovo troppo bene, fin dall’inizio”, ha raccontato Gaetano, elogiando la città, il mare e il calore dei tifosi. Un supporto che si è aggiunto a quello dei compagni. “Ringrazio anche i ragazzi, Deiola, Pavoletti, che da dentro mi hanno fatto capire cosa significa giocare per questa maglia”. Il centrocampista ha poi ricordato il suo ritorno, non semplice per la pressione e la mancanza del ritiro precampionato, che ha reso difficile esprimersi al meglio. Ora, però, la condizione è ottimale. Un percorso di crescita testimoniato anche da giocate decisive, come il gol contro la Roma: “Quella palla lì è arrivata, ho visto che Ghilardi l’aveva mancata e ho pensato ‘stop di petto e tiro’”.
Dallo scudetto di Napoli alla lotta con i rossoblù
Il passato a Napoli resta un bagaglio di esperienze. “Giocare con la squadra della propria città è bellissimo”, ha raccontato, ricordando gli allenamenti a 17 anni con campioni come Mertens, Hamsik e Jorginho. L’emozione dello scudetto e del primo gol in Serie A rimane “indescrivibile”. Eppure, tra la corsa per il titolo e la lotta per altri obiettivi, Gaetano non vede grandi differenze nell’approccio. La ricetta è la stessa. “Il gruppo fa la differenza sia quando vinci un titolo che quando devi salvarti”.




