Quando si parla di Cagliari, il pensiero corre subito al campo, alle giocate di campioni come quelli guidati da mister Fabio Pisacane o alle strategie del presidente Tommaso Giulini. Eppure, il club rossoblù sa essere un precursore non solo sul terreno di gioco, ma anche nel campo dell’innovazione e dell’inclusione sociale. Un’idea nata in Sardegna ha infatti attraversato i continenti, dimostrando come i valori di questo club possano ispirare realtà sportive a livello globale.
Un progetto che abbatte le barriere
L’iniziativa in questione è “BeAsOne – Football Without Barriers”, un progetto che ha reso il Cagliari il primo club in Italia a introdurre allo stadio una speciale lavagnetta tattile. Questo strumento, tanto semplice quanto rivoluzionario, permette ai tifosi non vedenti di seguire la partita in un modo completamente nuovo. Non più solo affidandosi alla cronaca radiofonica, ma potendo “sentire” con le dita ogni azione di gioco. La lavagnetta, infatti, traduce in tempo reale i movimenti del pallone e dei giocatori in impulsi e informazioni percepibili al tatto, trasformando la partita in un’esperienza davvero immersiva e condivisa.
L’ispirazione rossoblù conquista Melbourne
La portata di questa innovazione ha superato i confini del calcio e dell’Italia. L’Australian Open, uno dei tornei di tennis più prestigiosi al mondo, ha deciso di seguire l’esempio del Cagliari, diventando il primo Slam a implementare ufficialmente una tecnologia analoga per i propri spettatori. L’idea nata per i tifosi rossoblù è sbarcata a Melbourne, a testimonianza di come l’impegno per l’accessibilità sia un valore universale. È un grande riconoscimento per il club sardo, che si conferma non solo una squadra di calcio, ma un vero e proprio modello di riferimento, capace di esportare buone pratiche e di rendere lo sport un luogo sempre più accogliente per tutti.




