L’illusione è finita. Il tesoretto di punti costruito con tre vittorie consecutive si è rapidamente prosciugato, lasciando il Cagliari in una posizione precaria. La squadra di Fabio Pisacane ha raccolto appena due punti nelle ultime sei uscite, un ritmo che annulla quasi del tutto il vantaggio accumulato in precedenza. A nove giornate dalla fine del campionato, la gestione delle partite è diventata il tallone d’Achille dei rossoblù.
Un approccio che non paga
La partita contro il Pisa ha messo a nudo i limiti attuali della squadra. Il Cagliari è sceso in campo con un atteggiamento quasi passivo, convinto di poter controllare il ritmo senza affondare il colpo. Una presunzione punita dall’aggressività degli avversari, in partita sin dal primo minuto. Invece di chiudere la gara, uomini come Luca Mazzitelli e Gianluca Gaetano a centrocampo sono apparsi in difficoltà nel dettare i tempi, mentre l’attacco non è riuscito a pungere. Questo approccio conservativo, l’incapacità di aggredire l’avversario quando se ne ha l’occasione, è un segnale preoccupante per la volata salvezza. Non si può più amministrare.
La classifica non aspetta
Il rallentamento è evidente nei numeri. Con due soli punti conquistati su diciotto disponibili, il Cagliari viaggia a una media che non garantisce la permanenza in Serie A. Tra le squadre invischiate nella lotta per non retrocedere, soltanto la Cremonese ha fatto peggio in questo specifico arco di campionato. Il margine sulle inseguitrici si è assottigliato e ora la squadra non ha più una rete di sicurezza. Ogni partita, da qui alla fine, assume il contorno di una finale. La squadra di Pisacane è chiamata a un’inversione di rotta immediata per non vedere svanire l’obiettivo stagionale.




