Ci sono partite che lasciano un segno indelebile. Lo spareggio salvezza del 1997 tra Piacenza e Cagliari, giocato a Napoli, è una di queste. Un evento che ha creato una frattura con la tifoseria sarda, mai del tutto ricomposta. A ricostruire quella giornata è l’allora tecnico del Piacenza, Bortolo Mutti, in un’intervista rilasciata a Radio Tutto Napoli.
Un aiuto inaspettato
La memoria di Mutti torna a quella partita. Il suo Piacenza aveva pochi tifosi al seguito. A fare la differenza fu il pubblico di casa. “I tifosi del Napoli ci hanno dato una grossa mano”, ha ricordato il tecnico. La ragione era legata al calciomercato degli allenatori: Gigi Simoni era in procinto di passare all’Inter e lo stesso Mutti era stato contattato per diventare il nuovo allenatore del Napoli. Questo scenario portò a una situazione paradossale. “I napoletani si sono schierati nettamente a favore del loro futuro allenatore e questo i cagliaritani non l’hanno digerito, non l’hanno mai perdonato”.
Una ferita ancora aperta
Mutti offre la sua prospettiva su una ferita che, a distanza di anni, non si è ancora rimarginata. Definisce “stupida” la polemica nata da quell’episodio, spiegando la sua visione dei fatti. “È normale che, se diventi allenatore di una squadra, i tifosi ti accompagnino e ti aiutino”. Nonostante la sua spiegazione logica, il tecnico esprime rammarico per le conseguenze di quella giornata, che ancora oggi influenzano il clima attorno alle sfide tra Cagliari e Napoli. “È una cosa che va avanti purtroppo e mi dispiace”, ha ammesso, riconoscendo come l’ambiente per la squadra partenopea in Sardegna sia spesso condizionato da quel precedente. Un clima che, secondo le sue parole, resta “ingiusto che una tifoseria venga penalizzata per quell’episodio”.




