Domenico Morfeo, fantasista dal talento cristallino che ha vestito la maglia del Cagliari per sei mesi nella stagione 1999-2000, si è raccontato in un’intervista, a La Gazzetta dello Sport mettendo a nudo rimpianti e delusioni. Le sue parole tracciano il bilancio di una carriera che avrebbe potuto essere ancora più luminosa e offrono una critica sferzante al mondo del calcio attuale.
Morfeo, una carriera tra genio e rimpianti
Morfeo non usa mezzi termini per descrivere il suo approccio alla professione. L’ex giocatore ha ammesso di non essere sempre stato un professionista esemplare, sottolineando come la sua mentalità abbia rappresentato il più grande limite: “Avessi avuto un’altra testa, chissà dove sarei arrivato. Non mi piaceva correre né allenarmi“. Per lui il calcio è stato “croce e delizia”: da un lato un amico che gli ha dato tutto, dall’altro un nemico a causa di alcune esperienze vissute. Una riflessione amara su un potenziale forse non del tutto espresso, con la consapevolezza che oggi gestirebbe diversamente la sua carriera.
Un giudizio tagliente sul calcio moderno
Quando lo sguardo si sposta sul presente, il giudizio di Morfeo diventa ancora più netto e critico. L’ex fantasista non sente la mancanza del pallone, anzi, esprime un profondo disgusto per l’ambiente attuale. “Il calcio oggi le manca? No, anzi mi fa schifo quello che vedo. Ho litigato con tanti, direi quasi con tutti. Quello del pallone è un mondo senza amicizie, fatto di rapporti di convenienza. Se devo fare un nome, di chi mi ha davvero deluso, dico il presidente del Parma Ghirardi. Io sarei sceso anche in B, lui invece mi ha fatto la guerra. Ma il tempo è galantuomo… si è visto che persona era”.




