Giocare a Cagliari non è mai una partita come le altre. Lo sa bene Eusebio Di Francesco, che in passato ha analizzato con lucidità le difficoltà della trasferta sarda. Le sue parole descrivono una sfida che va oltre il campo. Una battaglia di nervi e di resistenza. “È un ambiente che conosco bene”, aveva spiegato il tecnico, introducendo il fattore che più temeva per i suoi avversari. Il pubblico di casa diventa un’arma in più per i rossoblù.
Cento minuti di fuoco
La spinta dello stadio è un elemento concreto nella preparazione di una partita contro il Cagliari. “È uno stadio che trascina la squadra”, affermò Di Francesco, una constatazione che si traduce in un preciso avvertimento per chiunque sbarchi sull’isola. La concentrazione deve rimanere totale fino all’ultimo secondo. Anzi, anche oltre. “Ho detto ai ragazzi che dovremo viverla non per 95 minuti, ma per 100”. Un modo per dire che contro il Cagliari non si può mai abbassare la guardia, perché la squadra e il suo pubblico ci credono fino in fondo. Ogni pallone può essere quello decisivo.
Equilibrio e consapevolezza
Oltre al fattore ambientale, l’analisi di Di Francesco si era concentrata sulle qualità della squadra rossoblù. Un avversario che aveva trovato “equilibrio e continuità”, mostrando una “maggiore consapevolezza” nei propri mezzi. Queste caratteristiche, unite a un assetto dinamico, rendono il Cagliari un undici difficile da decifrare e da affrontare. Il tecnico avversario aveva preparato più piani tattici, dal piano A al piano C, a testimonianza dell’imprevedibilità di una gara in cui l’interpretazione del momento diventa tutto. Un avversario che costringe a guardare solo in casa propria. Nessun calcolo è concesso.




