Nessun tiro nello specchio della porta. È questo il dato che fotografa la prestazione del Cagliari, superato per 1-0 dal Napoli all’Unipol Domus in una partita che lascia più di un segnale d’allarme. Al di là del risultato, deciso da un gol subito su palla inattiva, a preoccupare è l’incapacità della squadra di creare pericoli, chiudendo la gara senza mai impensierire il portiere avversario. La sosta per le nazionali arriva come un’occasione per analizzare i problemi e ritrovare energie.
Un attacco sterile e la solita disattenzione
La fase offensiva non ha funzionato. Il Cagliari ha faticato a costruire gioco contro un Napoli che, pur essendo campione in carica, si è presentato senza attaccanti di ruolo, schierando Sebastiano Esposito e Michael Folorunsho in avanti. Questa scelta tattica degli avversari rende ancora più evidente la sterilità offensiva dei rossoblù. A questo si aggiunge il gol subito, nato ancora una volta da un calcio da fermo. Un problema ricorrente. Che si tratti di posizionamento o di concentrazione, la squadra continua a mostrare fragilità sulle palle inattive, un punto debole che in Serie A si paga a caro prezzo.
La reazione tardiva e le note per il futuro
Una reazione c’è stata, ma solo nella ripresa. Con l’ingresso di Semih Kiliçsoy e dei giovani Paul Mendy e Yael Trepy dal 65′ in poi, la squadra di Fabio Pisacane ha mostrato un atteggiamento diverso. Più carattere e più voglia. Mendy, classe 2007, ha dato vivacità con il suo ingresso. Nonostante un approccio più combattivo, il Cagliari non è comunque riuscito a creare occasioni nitide, ma ha evitato un passivo peggiore grazie a un paio di interventi di Elia Caprile a inizio secondo tempo. Ora la sosta, per recuperare gli infortunati e preparare la prossima sfida. All’orizzonte c’è il Sassuolo, in un incontro che metterà in palio punti pesanti.




