Alla vigilia di una delle sfide più delicate della stagione, quella contro il Verona, il Cagliari si trova di fronte a un bivio tattico. Dopo due vittorie consecutive che hanno ridato ossigeno alla classifica e morale all’ambiente, la tentazione di cambiare per adattarsi all’avversario si scontra con la necessità di dare continuità a un sistema di gioco che ha finalmente mostrato la sua efficacia. L’analisi del giornalista Giuseppe Boi, condivisa sui suoi canali social, mette in luce proprio questo dilemma, sottolineando come la strada per la salvezza passi dalla conferma delle certezze acquisite.
Un’identità tattica precisa per la missione salvezza
Le recenti affermazioni del tecnico Fabio Pisacane, che ha definito la gara con gli scaligeri un “vero scontro diretto”, confermano l’importanza cruciale del match. L’obiettivo primario del Cagliari resta la permanenza in Serie A, e partite come questa sono tappe fondamentali. Nelle ultime uscite, la squadra ha mostrato un volto nuovo e convincente grazie a un 4-5-1 solido e ben organizzato. Questo modulo, caratterizzato da un blocco basso, grande densità in zona difensiva e rapide ripartenze, sembra essere il vestito tattico ideale per la squadra. Un sistema che non solo ha portato risultati, ma ha anche esaltato le qualità dei singoli: dalla coppia difensiva formata da Mina e Luperto, alla dinamicità del centrocampo, fino alla capacità di attaccare gli spazi con giocatori come Gaetano, Kiliçsoy ed Esposito. La “ferocia” agonistica vista contro Juventus e Fiorentina è l’ingrediente che non può mancare.
Continuità o sperimentazione? Il dubbio di Pisacane
Nonostante il successo della formula recente, le parole di Pisacane in conferenza stampa (“Voglio vedere la rosa al completo per capire dove ci possiamo spingere”) lasciano aperto uno spiraglio a possibili cambiamenti. Tuttavia, come evidenziato da Boi, la rosa non è ancora al completo a causa di infortuni e dell’inserimento graduale dei nuovi acquisti. Appare quindi rischioso sperimentare nuove soluzioni tattiche proprio nella partita più importante, solo perché il Verona si trova dietro in classifica. Dopo mesi di continui aggiustamenti alla ricerca dell’assetto migliore, insistere su ciò che ha dimostrato di funzionare potrebbe essere la scelta più saggia. Abbandonare un’identità di gioco vincente per inseguire un calcio più propositivo potrebbe rivelarsi un errore, specialmente in una fase così calda del campionato in cui la concretezza vale più di ogni altra cosa.




