Michele Fini ha coronato il suo sogno giocando nel Cagliari. Un traguardo raggiunto dopo una carriera di resilienza, che lo ha visto arrivare nel calcio che conta in età matura. L’ex centrocampista sardo, oggi tecnico del Latte Dolce in Serie D, ha ripercorso le tappe del suo percorso in un’intervista concessa a Virgilio.it, svelando i retroscena di un cammino non sempre facile.
Dagli anni difficili alla rinascita
La sua carriera sembrava finita a soli 26 anni. Un ginocchio rotto e poche presenze in tre stagioni avevano messo Fini ai margini del calcio professionistico. Poi la chiamata dell’Avellino. “L’ Avellino mi ha restituito la voglia e la possibilità di giocare a calcio”, ha raccontato Fini, ricordando come quell’esperienza fu la sua salvezza. Dopo aver sfiorato la Serie B con i campani, passò al Catania, dove visse tre stagioni positive con una promozione in B e due salvezze consecutive.
L’approdo in rossoblù e il presente
Prima di sbarcare in Sardegna, la sua carriera è passata per Ascoli, una tappa che Fini definisce “la scelta migliore che potessi fare”. L’arrivo a Cagliari ha rappresentato per lui la realizzazione di un sogno. Anni intensi, sotto la presidenza di Cellino e la guida di allenatori come Ballardini, Giampaolo e Allegri, e segnati dal ricordo del compagno Davide Astori.




