“Forse qualcuno pensava di essersi salvato già a gennaio”. L’analisi di Luis “Lulù” Oliveira sulla crisi del Cagliari è diretta, senza sconti per nessuno. L’ex attaccante, in una intervista esclusiva rilasciata a Tuttocagliari.net, lancia un avvertimento alla squadra di Fabio Pisacane dopo un mese e mezzo di prestazioni e risultati negativi che hanno reso la classifica di nuovo preoccupante. La salvezza non è ancora in tasca.
Il gioco perduto e un attacco isolato
Il problema non è solo la mancanza di gol. Secondo Oliveira, il digiuno degli attaccanti è la conseguenza di una manovra offensiva inefficace che non riesce a produrre occasioni pulite. “Perché gli attaccanti possano giungere al tiro in porta servono combinazioni ragionate che partano già dalla linea difensiva”, afferma l’ex bomber. I palloni non arrivano. Oppure, se arrivano, sono sempre ‘sporchi’, rendendo difficile finalizzare l’azione. Un tempo la squadra, anche quando perdeva, mostrava un calcio migliore di quello attuale.
L’illusione della salvezza a gennaio
Le vittorie di gennaio sembravano aver spianato la strada. Oliveira ipotizza che proprio quel momento positivo abbia generato un rilassamento generale, quasi un’illusione di aver già raggiunto l’obiettivo. Un errore fatale in Serie A. “Se cominci a collezionare sconfitte ci metti ben poco a sprofondare nuovamente nei quartieri bassi della classifica”, spiega, riprendendo anche un concetto espresso da Pavoletti sulla necessità di dare di più. L’idea di una salvezza da “conquistare in panciolle” si è rivelata un boomerang.
Una scossa per ripartire: tutti sotto esame
Come si esce da questa situazione? Per Oliveira, la prima mossa spetta all’allenatore, che “deve essere il primo a rispondere” alle domande sulle ragioni di una crisi tecnica e di gioco. Nessuno può sentirsi escluso. Dal presidente Tommaso Giulini fino all’ultimo dei giocatori, tutti devono sentirsi sotto osservazione per invertire la rotta. Il tempo delle attese è finito, perché “prima si giocava a pallone, adesso non più”. E i tifosi, senza grinta e tiri in porta, iniziano a far sentire il loro dissenso.




