La burocrazia rischia di far perdere all’Italia il treno di Euro 2032. Un evento che porta con sé fondi e opportunità di modernizzare le infrastrutture sportive del Paese si scontra con una paralisi normativa. La denuncia arriva dal giornalista Giuseppe Pastore, intervenuto durante il podcast “Black Talk Box” di Chora Media per analizzare la situazione degli stadi italiani.
L’opportunità europea e i blocchi locali
L’Europeo del 2032, organizzato insieme alla Turchia, rappresenta una finestra per il rinnovamento. Pastore evidenzia il paradosso: da un lato ci sono i fondi stanziati da UEFA, Unione Europea e governo per investire nelle strutture; dall’altro, le stesse autorità locali spesso bloccano i progetti. Serve una svolta. Il giornalista propone una “deregulation” sui criteri architettonici e paesaggistici per accelerare i processi. Tra le società pronte a investire ma frenate da queste dinamiche, Pastore cita esplicitamente il Cagliari, insieme a Fiorentina, Bologna, Roma e le squadre milanesi.
Un prodotto da rendere più appetibile
La questione non è solo funzionale, ma anche di immagine. Il successo globale della Premier League, secondo Pastore, si fonda anche sulla qualità visiva del prodotto offerto. Stadi pieni, senza barriere, con i tifosi a pochi metri dal campo creano un’esperienza coinvolgente per lo spettatore televisivo in qualsiasi parte del mondo. Un’attrattiva che il calcio italiano fatica a replicare: “Se guardo una partita a Verona o a Napoli, non sono invogliato”, afferma, descrivendo stadi percepiti come “decrepiti” e distanti.




