Il futuro del Cagliari si gioca su due fronti distinti ma collegati: un possibile cambio di proprietà e la complessa partita per la costruzione del nuovo stadio. L’era di Tommaso Giulini sembra avviata alla conclusione. Un gruppo italo-americano è pronto a prendere il controllo, ma il vero banco di prova sarà l’arena.
La scalata italo-americana
La regia dell’operazione è affidata a Maurizio Fiori. L’imprenditore di Carbonia, a capo di un consorzio, ha portato la sua partecipazione al 49% del capitale sociale con una recente acquisizione del 29%. L’uscita di scena di Giulini appare programmata. Un’opzione già siglata potrebbe infatti ridurre la sua quota al solo 20%. La transizione, però, non si preannuncia come una rottura totale, vista la probabile conferma del direttore generale Stefano Melis, figura che avrebbe favorito il contatto iniziale tra le parti.
L’arena del futuro e i suoi ostacoli
Il vero banco di prova per la nuova proprietà sarà il progetto stadio. L’investimento previsto supera i 200 milioni di euro, come delineato nel piano finanziario di fine 2025. La copertura poggia su un mix di capitale privato, finanziamenti bancari asseverati da UniCredit e contributi pubblici, inclusi i 50 milioni della Regione Sardegna per bonifiche e demolizioni. Il tempo stringe. Il bando internazionale per la costruzione è atteso entro giugno 2026, anche in funzione della candidatura a UEFA Euro 2032. Ma c’è un problema. Il Comune ha ritenuto insufficiente la proposta di canone di concessione da 50 mila euro annui per 50 anni, un dettaglio che potrebbe rallentare l’intero percorso.




