Numeri contro percezioni. L’analisi della sfida tra Cagliari e Como, secondo il giornalista Giuseppe Boi, non può prescindere dai dati oggettivi. Dati che, a suo dire, ribaltano il racconto di una partita condizionata da una lettura superficiale, sia della forza dell’avversario sia della qualità della prestazione offerta dai rossoblù.
L’errore sulla valutazione del Como
Il Como non era un avversario qualunque. Secondo l’analisi di Boi, uno degli errori di percezione è stato non considerare la caratura della squadra lombarda. La formazione di Fabregas si è presentata in Sardegna non solo con 51 punti e il quarto posto in classifica, ma con statistiche da prima fascia. La Lega Serie A la certificava come seconda nel campionato per assist (34 in 27 gare) e per passaggi riusciti (quasi 490 a partita con l’88% di precisione). A questo si aggiunge il quinto posto per passaggi chiave. Una squadra costruita con oltre 100 milioni di euro, capace di perdere solo una volta nelle ultime dieci uscite, contro la Fiorentina, collezionando sei vittorie e tre pareggi. Numeri che descrivono una corazzata, non una semplice neopromossa.
La prestazione del Cagliari al di là del risultato
Contro un team di questo calibro, il Cagliari ha giocato a viso aperto. Lo dicono le statistiche della partita. I rossoblù hanno tirato di più (9 a 8), centrando più volte la porta (3 a 2) e creando più occasioni dentro l’area (5 a 4). Il dato sulle grandi occasioni da gol è ancora più netto: 2-0 per il Cagliari. La squadra di casa ha prevalso anche nel numero di cross (22 a 19) e nei dribbling riusciti (7 a 1). Per questo Boi afferma che i rossoblù “hanno fatto una grande partita”. Una prestazione macchiata da una percezione errata, come nel caso dell’ammonizione di Esposito, un episodio che secondo il giornalista evidenzia i limiti di un protocollo Var che non interviene sui cartellini gialli. La gara è stata decisa da una prodezza individuale, “una perla di Da Cunha, una di quelle magie davanti alle quali ci si alza il cappello”.




