Sebastiano Esposito ha le idee chiare e un legame forte con le piazze passionali. La sua avventura al Cagliari è stata una “scelta decisa”, motivata dalla volontà di trovare un ambiente caloroso. L’attaccante si è raccontato a PodCasteddu, il podcast ufficiale del club, toccando diversi aspetti del suo percorso: dalle radici familiari al rapporto con il tecnico Pisacane, fino alle ambizioni future.
Tra famiglia, carriera e autocritica
Il racconto di Esposito parte dalle origini, da una famiglia dove si è sempre “mangiato pane e pallone” e da un nonno che faceva di tutto per giocare. Una figura chiave è stata quella del padre, che ha scelto di non mettere pressione ai figli, una decisione che l’attaccante ritiene sia stata “la nostra fortuna”. Il filo del discorso ripercorre poi le tappe della carriera, dal Brescia all’Inter, dove ha debuttato in prima squadra. Con grande onestà, Esposito ha analizzato il periodo dei prestiti, ammettendo le proprie responsabilità: “Il 70% è colpa mia, ero immaturo”. Le esperienze all’estero, in particolare a Basilea, e quelle in Italia, come l’innamoramento per la Sampdoria, lo hanno forgiato come uomo e giocatore. Infine, la scelta del Cagliari, preferito ad altre proposte proprio per il calore della piazza, un fattore che, insieme al dialogo con la dirigenza, lo ha convinto a sposare il progetto rossoblù.
Il presente e il futuro in rossoblù
L’inserimento a Cagliari è stato semplice, grazie alla conoscenza pregressa di molti compagni che ha contribuito a creare un “gruppo sano”. Esposito ha poi approfondito il suo rapporto con l’allenatore Fabio Pisacane, descrivendolo come “bellissimo” e basato su un ottimo dialogo, sempre nel rispetto dei ruoli. Un legame arricchito da momenti di scherzo, con il tecnico che lo prende in giro soprattutto per il suo modo di vestire. L’attaccante ha elogiato Pisacane, definendolo “molto preparato” e capace di bruciare le tappe, sottolineando la sua abilità nella gestione dei giovani e nella comunicazione con la “generazione Z”. Esposito ha rivelato come il mister cambi atteggiamento in partita, mostrando “gli occhi della tigre” e trasmettendo una grande carica, e ha lodato la sua mentalità di non piangersi addosso di fronte alle difficoltà, come gli infortuni, ma di cercare sempre soluzioni. Il tecnico gli chiede più sacrificio e un ruolo a volte più lontano dalla porta, ma l’attaccante rivendica il suo impegno, convinto che i gol arriveranno. Guardando avanti, gli obiettivi sono chiari: “Voglio rivestire la maglia della Nazionale e giocare la Champions”.
Una lezione per i più piccoli
Esposito non è solo un calciatore. Insieme ai fratelli Francesco Pio e Salvatore e al padre, gestisce una Scuola Calcio. Un progetto dove porta avanti una visione precisa. “Vedo tanti allenatori o formatori in giro che perdono di vista il focus giusto che deve avere una determinata generazione”, ha spiegato l’attaccante. Il suo pensiero è netto. “Non puoi insegnare a bambini di meno di 10 anni il possesso palla e la fase difensiva, ma è il gioco e il divertimento a dover essere privilegiato”.




