Rolando Maran non dimentica Cagliari. L’ex tecnico rossoblù, intervenuto a Radio TV Serie A, ha descritto il suo biennio sull’isola come un’esperienza che va oltre il calcio. Un legame profondo. Le sue parole raccontano il rapporto speciale con la gente e con una terra che continua a portarsi dentro.
“Un affetto che non si spegne”
L’esperienza in panchina è stata unica. “Allenare il Cagliari è qualcosa di magico”, ha spiegato Maran, ripercorrendo i due anni vissuti in Sardegna. Il contatto quotidiano con l’ambiente fa la differenza. “Allenandolo e vivendolo per due anni, ti rendi conto quanto quel popolo, quella gente, capisce il tuo impegno e la tua serietà”, ha raccontato. Un popolo generoso. “Sono persone che ti danno il cuore e che ti sono vicine sempre”, ha aggiunto. Questo affetto non si è esaurito con la fine del suo incarico, come dimostra l’accoglienza che riceve ogni volta che torna sull’isola. Un calore che sorprende. “L’affetto che sento ancora è qualcosa di incredibile, che delle volte può essere anche inaspettato”. La chiusura è una sintesi di questa percezione: “Conoscendo il popolo sardo ci si rende conto di cosa possa dare”.




