Pisacane non ha dubbi sul futuro: "Sarà a Cagliari, per riconoscenza e per crescere ancora"
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Pisacane non ha dubbi sul futuro: “Sarà a Cagliari, per riconoscenza e per crescere ancora”

Fabio Pisacane si racconta a 360 gradi: dal legame indissolubile con il Cagliari al rapporto con i giocatori, passando per una toccante confessione personale sul padre e sulla malattia che lo ha forgiato.

Fabio Pisacane lega il suo futuro al Cagliari. Ospite negli studi di Sky Calcio Unplugged, il tecnico rossoblù ha parlato del suo legame con la società, della gestione dello spogliatoio e ha condiviso riflessioni personali profonde, confermando la sua volontà di rimanere sull’isola per le prossime stagioni.

Riconoscenza e futuro in rossoblù

Il tecnico non usa mezzi termini per descrivere il suo legame con l’ambiente sardo. “Nella mia scala dei valori la riconoscenza è fondamentale”, ha spiegato Pisacane, sottolineando quanto la città e il club gli abbiano dato. Questa gratitudine è la base della sua decisione di proseguire il percorso con la squadra. “Per tutto quello che Cagliari mi ha dato e mi ha visto crescere, faccio fatica a vedermi lontano da qui”, ha confessato. La sua visione è chiara e senza tentennamenti, escludendo qualsiasi tipo di conflitto con la dirigenza: “Non andrei mai allo scontro con questa società, il mio futuro sarà a Cagliari per provare a fare un campionato ancora più importante”.

La gestione dello spogliatoio: tra ponti e rispetto

La gestione delle risorse umane è un punto cardine della filosofia di Pisacane. Il tecnico ha descritto il suo approccio con le nuove generazioni di calciatori. “Ho capito che con questa generazione la parola o costruisce un ponte o alza un muro”, ha detto, evidenziando la necessità di “centellinare le parole e capire gli stati d’animo”. Un esempio concreto di questo metodo è il rapporto con Yerry Mina. Nonostante decisioni forti, come le sostituzioni a Pisa e Udine, si è creato un legame solido. “Con Yerry ho un rapporto autentico. L’ho sostituito a fine primo tempo a Pisa, a Udine l’ho tolto dopo 10 minuti”, ha raccontato. “Il rispetto e la credibilità te li guadagni attraverso queste azioni, e oggi abbiamo un legame grandissimo”. Un altro giovane talento al centro delle sue attenzioni è Marco Palestra, descritto con ammirazione: “Sembra un leopardo. Deve solo mettere dentro ancora un po’ di comprensione del gioco”.

La forza della resilienza: “Mio padre è l’uomo a cui devo di più”

Dietro il professionista c’è un uomo forgiato da un’esperienza drammatica. Pisacane ha parlato del legame viscerale con il padre, la sua principale fonte di ispirazione. “Mio padre è l’uomo a cui devo di più. Mi ha fatto mettere dentro resilienza e fame”. Il racconto si sposta poi a un momento buio della sua adolescenza. “A 13 anni mi sono trovato paralizzato dalla testa ai piedi in coma per 20 giorni”. In quella situazione, il sostegno paterno fu decisivo. “Lui faceva di tutto e mi diceva che sarei tornato a giocare a calcio”. Quell’evento ha cambiato per sempre la sua prospettiva sulla vita. “Non ho mai avuto paura di niente in questi ultimi 27 anni, perché dopo la malattia ho dato valore a ogni singolo minuto della mia esistenza”. La chiusura è una dichiarazione potente: “La cosa che più mi spaventa è svegliarmi domani e sapere di non avercelo più accanto”.