Sebastiano Esposito, attaccante del Cagliari, ha svelato il suo legame con l’isola e la sua gente in un’intervista per il format “Campioni del Made in Italy”. Il progetto, sostenuto da Lega Serie A, Maeci e ICE, promuove le eccellenze italiane nel mondo e ha fatto tappa in Sardegna. L’attaccante, autore di 8 reti e 6 assist nella stagione conclusa, ha parlato della sua carriera, delle sue radici e dei suoi sogni.
Un legame speciale con la Sardegna
La scelta di vestire la maglia rossoblù non è stata casuale. “Ho scelto Cagliari perché è una piazza piena di passione. Vive per il calcio, a me piacciono tanto le piazze così”, ha spiegato Esposito. Il calore del pubblico e lo stadio pieno sono elementi che lo caricano. L’ambiente sardo gli ricorda le sue origini. “Qui hai il mare, il sole. Per me che sono nato a Castellammare è una cosa magnifica. Ho un rapporto forte con la mia Terra, un sentimento che ho trovato anche qui nell’Isola tra la sua gente”. L’attaccante si definisce atipico, un giocatore a cui piace svariare su tutto il fronte offensivo per creare pericoli, ma la sua vera passione è un’altra: “La cosa che mi piace di più è avere la palla tra i piedi. Mi appassiona, mi diverte”.
Cresciuto a pane e pallone
Il calcio è parte integrante della vita di Esposito fin dall’infanzia. “Siamo cresciuti a pane e pallone. Io e miei fratelli, Pio e Salvatore, siamo usciti da una situazione economica un po’ difficile: al pallone dobbiamo tutto”, ha raccontato. Un percorso condiviso con la famiglia, che ha avuto un ruolo centrale. “I nostri genitori sono stati il perno fondamentale della nostra crescita”. Un legame con le origini che porta sempre con sé, impresso sulla maglia. Il numero 94 non è un caso: “Rappresenta il nostro quartiere, ‘Ciceron 94’. Lì ci sono le nostre radici: ci fa ricordare da dove veniamo”.
Talento, sacrifici e il sogno azzurro
Per arrivare al professionismo, la strada è stata lunga. “Una base di talento ci deve essere, ma il talento da solo non basta. Per arrivare al professionismo devi avere determinazione e testa”, ha affermato l’attaccante. Il calcio, secondo lui, impone una crescita rapida e comporta rinunce. “Ho solo 23 anni ma ho già girato ben dieci città. È difficile creare amicizie, legami solidi”. Nonostante i sacrifici, l’obiettivo è chiaro e ambizioso. “Il sogno? Arrivare il più in alto possibile: ogni ragazzo sogna la Nazionale. È un sogno che i miei fratelli hanno già coronato, spero di riuscirci anch’io”. L’intervista completa, come si può leggere su cagliaricalcio.com, è stata prodotta dal centro broadcast della Lega Serie A per essere distribuita in oltre 200 territori.




