Il progetto per il nuovo stadio del Cagliari si trova di fronte a ostacoli significativi. Il modello di partnership pubblico-privata scelto per la sua realizzazione è al centro di un complesso dibattito, con interrogativi che riguardano la sostenibilità finanziaria dell’operazione e le scelte politiche che la sostengono.
Il piano economico e la scelta del Comune
L’infrastruttura dovrebbe sorgere grazie a un finanziamento misto, che prevede un contributo pubblico di 60 milioni di euro e la cessione dell’area al club per una concessione di cinquant’anni. Un punto cruciale della discussione, sollevato dal capo dell’opposizione in Consiglio comunale Giuseppe Farris, riguarda la decisione dell’amministrazione di non sottoporre il Piano Economico Finanziario (PEF) alla verifica del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Sebbene non si tratti di un passaggio obbligatorio, questa scelta ha alimentato il sospetto che si tema una bocciatura del piano, mettendo in discussione la solidità dell’intero impianto progettuale. Al termine della concessione, la struttura diventerebbe di proprietà pubblica.
L’ombra degli investitori e il futuro del club
Le incertezze sullo sviluppo dello stadio si intrecciano con le voci sul futuro assetto societario del club. Emergono indiscrezioni su un possibile disimpegno degli investitori americani, che potrebbero riconsiderare il loro coinvolgimento a causa di perplessità legate proprio all’affare stadio o alla gestione generale della società. Questo scenario aggiunge un ulteriore livello di complessità alla strategia del presidente Tommaso Giulini, il cui obiettivo sarebbe quello di realizzare l’opera senza un’esposizione finanziaria diretta delle sue aziende, basandosi sui fondi pubblici e sulla finanza privata. La questione continua a generare un acceso dibattito politico e finanziario sul futuro del Cagliari e della sua nuova casa.




