Cagliari, non bastano i soldi: la lezione di Bologna e Atalanta sulla competenza
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Cagliari, non bastano i soldi: la lezione di Bologna e Atalanta sulla competenza

Il dibattito sul mercato del Cagliari accende i riflettori su un punto cruciale: servono davvero i milioni o la vera differenza la fa la competenza? L’analisi di Giuseppe Boi è chiara.

A scatenare la riflessione del giornalista Giuseppe Boi è stato il commento appassionato di un tifoso youtuber, che invocava grandi investimenti per il Cagliari. Da qui, Boi ha allargato l’analisi: nel calcio moderno, più dei soldi, conta la competenza dirigenziale. L’idea che basti un’iniezione di capitale per competere ad alti livelli viene smentita da esempi concreti che arrivano proprio dalla Serie A.

I modelli virtuosi: Bologna, Atalanta e Como

Il successo non è una diretta conseguenza di assegni a sei zeri. Lo dimostra il Bologna, che prima dell’arrivo della coppia dirigenziale Sartori-Di Vaio aveva investito oltre 250 milioni di euro senza ottenere i risultati sperati. Con la loro gestione, il club ha raggiunto l’utile di bilancio e la qualificazione alle coppe europee grazie a una competenza specifica: vendere bene e reinvestire con intelligenza, come dimostrano le cessioni di Zirkzee per 36,5 milioni e Calafiori per 40. Un approccio simile ha reso grande l’Atalanta, il cui modello si fonda sul player trading gestito da direttori sportivi di alto livello e da un allenatore, Gasperini, capace di agire anche come direttore tecnico. Anche il Como, pur sostenuto dai capitali della proprietà Hartono, ha costruito la sua promozione con spese mirate e costanti, evitando follie grazie al lavoro del ds Ludi e alla visione di Cesc Fàbregas, figura chiave nel progetto tecnico.

La strada per il futuro del Cagliari

Questi esempi, secondo l’analisi di Boi, indicano una direzione chiara per il Cagliari. La chiave non è sognare il miliardario che spende senza freni, ma affidare i ruoli di comando a professionisti di comprovata abilità. In questo senso, Boi rivela il suo rammarico per una coppia che avrebbe visto bene in rossoblù: Angelozzi come direttore tecnico e Accardi come direttore sportivo. Un’occasione mancata, ma che indica la strada maestra da seguire: inserire figure di alto profilo nei posti decisionali, perché sono le competenze, prima ancora dei capitali, a fare la differenza.