Un retroscena risalente alla prima stagione in Serie A del Cagliari di Claudio Ranieri. Lo ha raccontato l’ex attaccante Raffaele Paolino attraverso i propri canali social, svelando di essere stato messo fuori rosa per due giorni. L’episodio si risolse con un confronto diretto tra il giocatore e l’allenatore.
Il chiarimento con l’allenatore
Tutto nacque da alcune voci di mercato. Si diceva che Paolino volesse lasciare la squadra perché giocava poco. La reazione della società fu l’esclusione temporanea dalla rosa. “Non era assolutamente vero”, ha spiegato l’ex calciatore. La situazione si sbloccò grazie a un colloquio faccia a faccia con Ranieri. “Gli dissi chiaramente che avrei fatto tranquillamente la terza punta dietro due fenomeni come Fonseca e Francescoli e fui subito reintegrato”. L’allontanamento durò il tempo di un solo allenamento, svolto a parte insieme a Fabrizio Provitali e Luciano De Paola, anche loro ai margini della squadra in quel periodo.
Tensioni e uomini veri
L’episodio di Paolino si inseriva in un contesto di spogliatoio non sempre sereno. L’ex attaccante ha ricordato anche le situazioni degli altri due compagni messi ai margini. Provitali aveva già firmato con la Roma nonostante una proposta di rinnovo, mentre De Paola ebbe un acceso litigio con Francescoli, poi risolto. Secondo Paolino, le discussioni erano normali anche nel gruppo che conquistò la promozione dalla C alla A. “Non pensate che fossimo tutti e ventidue sempre uniti. La differenza è avere uomini veri che, la domenica, lottano per lo stesso obiettivo e per la maglia che indossano”.
Un calcio diverso
La riflessione di Paolino si è poi allargata a una considerazione più generale sul mondo del calcio di allora, molto diverso da quello attuale. Un tempo le notizie non trapelavano con la stessa facilità. “Una volta non usciva nulla dallo spogliatoio, non esistevano i social”. L’ex giocatore ha anche menzionato un ambiente più rude, dove gli scontri non si limitavano al campo. “Nei sottopassaggi succedeva di tutto: botte, calci, spintoni. La differenza era che c’era una sola telecamera, puntata sul campo. Quello, però, era calcio vero”.




