Massimo Cellino sceglie Cagliari, la città che definisce “casa mia”, come rifugio in un momento complesso della sua carriera imprenditoriale. L’ex presidente del club sardo e del Brescia ha affidato a una lunga intervista per Il Giorno, ripresa da TuttoCagliari.net, un duro sfogo in seguito alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il Brescia Calcio. Proprio dalla Sardegna, dove ha trascorso il suo settantesimo compleanno tra gli avvocati, Cellino annuncia la sua intenzione di chiudere con il mondo del pallone.
“Mi sento truffato, un far west”
L’amarezza dell’ex patron emerge con forza nel racconto degli eventi. La notifica della sentenza sul Brescia è arrivata il 28 luglio, giorno del suo compleanno, una coincidenza che Cellino definisce non casuale, ricordando un maxi-sequestro avvenuto nella stessa data quattro anni prima. “Dico solo che tutto questo mi pare un far west”, ha affermato, descrivendo l’ambiente bresciano come popolato da “gente astiosa e provinciale”. Cellino si sente vittima di un sistema e sostiene di essere stato ingannato. “Se oggi mi trovo in questa situazione è perché sono stato truffato: a maggio l’ha detto anche la Procura di Brescia, fui ingannato da persone accusate di aver organizzato il sistema di cessione dei crediti inesistenti”.
“Questo calcio non lo saprei più fare”
La delusione per le vicende legali si unisce a un senso di estraneità verso il calcio attuale. “Non è più il mio mondo”, ha spiegato Cellino, parlando di colleghi spaventati e di un sistema profondamente mutato rispetto al passato. L’ex presidente esclude categoricamente un suo futuro ritorno nel settore, motivando la sua decisione con i cambiamenti che non condivide. “Oggi è cambiato troppo: proprietari incerti, direttori sportivi che guadagnano una fortuna, giocatori strapagati”. La sua riflessione si chiude con una frase che suona come un epitaffio sulla sua lunga carriera. “Questo calcio non lo saprei più fare”.




