La forza di Fabio Pisacane, secondo l’analisi del giornalista Vittorio Sanna, risiede nella sua capacità di valorizzare le competenze di chi lo circonda. La sua è una leadership che moltiplica le energie. Non le accentra.
Uno staff al centro del progetto
La prestazione della squadra in campo è il frutto di un lavoro che inizia molto prima dei novanta minuti. Pisacane si affida a un team di specialisti, dove ogni membro contribuisce in modo specifico. Ci sono Giacomo Murelli, Stefano Medda, Matteo Battilana, Facundo Styk, Filippo Gori e Mauro Baldus, che curano preparazione, analisi e recupero. Un ruolo chiave è ricoperto anche dai preparatori dei portieri, Luca Bucci e Cristian Berretta. La figura di Roberto Muzzi, in particolare, è considerata un elemento strategico. La sua vicinanza al tecnico non è un dettaglio: Muzzi conosce l’ambiente, il peso della maglia e le dinamiche dello spogliatoio. La leadership di Pisacane si manifesta proprio in questo: ascolta, si confronta e poi prende le sue decisioni. Lo fa senza timore di seguire i suggerimenti di collaboratori competenti.
Il coinvolgimento della squadra
Questo approccio si riflette direttamente sul gruppo dei giocatori. I calciatori sembrano sentirsi tutti parte integrante del progetto, indipendentemente dal loro minutaggio. L’idea è che ogni giocatore comprenda il motivo strategico della sua presenza in campo. Questo vale anche per chi gioca solo venti minuti dalla panchina. I giovani si sentono coinvolti e valorizzati. Secondo Sanna, questo senso di appartenenza nasce dal confronto quotidiano, dalle riunioni tecniche, dall’analisi dei dati e dal lavoro sul campo.




