L’influenza dei procuratori nel calcio giovanile è un tema che preoccupa Gianfranco Matteoli. L’ex responsabile del settore giovanile del Cagliari, intervenendo a “Ideario Sport“, ha espresso il suo disappunto per un sistema che, a suo dire, condiziona le aspirazioni dei più piccoli.
La convinzione dei giovani calciatori
Matteoli ha descritto un fenomeno che lo infastidisce profondamente. “È incredibile: i più piccoli, se non hanno un procuratore, sono convinti che non li facciano giocare proprio per questo motivo“, ha spiegato. Questa percezione non è un fatto recente, ma una dinamica che l’ex centrocampista ricorda già da “10 o 15 anni fa“.
Secondo la sua analisi, si è creato un meccanismo che genera difficoltà per tutti, ma in particolare per i ragazzi in crescita. La frase che si sente ripetere è: “Se non mi affido a quel procuratore, non gioco“.
Agenti utili solo per i professionisti
Matteoli ha definito questa situazione “brutta e gravissima“. L’idea che un giovane calciatore pensi di aver bisogno di una figura esterna per poter scendere in campo è l’aspetto che ritiene più sbagliato in assoluto.
Pur riconoscendo l’utilità degli agenti ad alti livelli per gestire la complessità della carriera di un professionista, ha ribadito la sua netta contrarietà al loro coinvolgimento con i settori giovanili.




