Adam Obert è uno dei protagonisti, dei punti fermi della rosa del Cagliari in questa stagione. Il terzino sinistro classe 2002 ha disputato sin qui 32 partite di campionato e in queste ha messo a segno tre assist. Ma Obert è stato al centro dell’attenzione anche fuori dal campo. Il rossoblù ha infatti rilasciato una lunga intervista a “Il Cagliari in Diretta”, la trasmissione di Radiolina. Tanti i temi toccati: dallo sbarco in Sardegna, al rapporto con l’isola, dal suo ruolo sul rettangolo verde ai rapporti con mister Fabio Pisacane e i precedenti allenatori. Ecco le sue parole.
Sulla salvezza
Al Cagliari manca soltanto un punto per centrare la salvezza aritmetica in Serie A. Un traguardo conquistato sudando sul campo, ma Obert tiene alta la tensione: “Siamo molto vicini al traguardo, ma sappiamo altrettanto bene che non dobbiamo mollare di un centimetro. Siamo usciti da un momento non facile, l’atteggiamento deve essere fondamentale. La partita della svolta è stata quella contro la Cremonese: era una gara che valeva tantissimo, l’abbiamo vinta di squadra, c’era un’energia positiva da parte di tutti. Ora dobbiamo intanto raggiungere l’obiettivo, poi terminare al meglio la stagione, facendo più punti possibili per guadagnare delle posizioni in classifica migliori rispetto alle stagioni scorse”.
120 presenze in rossoblù
Obert ha lasciato la Slovacchia da giovanissimo per perseguire il suo sogno di diventare calciatore. Un passaggio che non è stato semplice: “Sono arrivato in Italia giovanissimo, avevo 16 anni. Lasciare casa, Bratislava, non è stato facile: ero molto legato alla mia famiglia. Anche per i miei genitori non è stato semplice: un figlio così giovane, subito lontano da casa. Inizialmente ho dovuto imparare una nuova lingua, fortunatamente ho fatto in fretta, ho preso delle lezioni, in quattro mesi sapevo già parlare l’italiano”. In poco tempo però, grazie al suo talento, è diventato un punto fermo del Cagliari: “Dopo l’esperienza alla Samp, mi sono trasferito in Sardegna, inizialmente ho giocato in Primavera, poi sono stato aggregato alla prima squadra. Già 120 gare in rossoblù? Per me è un orgoglio: arrivando qui ho capito subito quanto questa Terra ama la squadra, è un piacere far parte di questo Club e lottare insieme per questa maglia”.
Il legame con l’isola
La Sardegna ti entra nel cuore. Ed è entrata anche in quello di Obert: “Qui a Cagliari sto davvero bene. E anche la mia famiglia, quando è venuta qui la prima volta, già pensava a quando sarebbe potuta ritornare, tanto si erano trovati bene. Così i miei amici che vengono a trovarmi e vedermi giocare. Questa è una terra che sin da quando atterri ti conquista”.
Il ruolo e gli allenatori
Come si descrive Obert in campo? Come un giocatore duttile: “Posso fare sia il centrale che il laterale a sinistra, mi metto a disposizione e gioco dove serve alla squadra. Sulla fascia mi sto trovando bene, ho capito meglio come interpretare il ruolo. Se serve più copertura resto più bloccato, altrimenti cerco di spingermi in avanti. Ultimamente il Mister mi sta chiedendo anche di supportare la fase offensiva, ma dipende dalla gara e dal momento. Spero in qualche assist, come è già capitato quest’anno, anche in qualche gol”. Questa crescita in campo non ci sarebbe stata senza i suoi allenatori, che lo hanno preso per mano e guidato: “Sono uno che entra facilmente in sintonia con tutti. Ringrazio tutti gli allenatori che ho avuto, ognuno mi ha lasciato qualcosa, mi ha dato consigli su dove migliorare: Semplici, che ho avuto in ritiro, Mazzarri, Liverani, a cui devo tanto, Ranieri, Nicola e adesso Pisacane: mi sta dando tanta fiducia, sto cercando di ripagarla. Ringrazio tutti”.




