Giocare alle 18:30 di un giorno feriale è una beffa. Per i tifosi del Cagliari, soprattutto per chi ha sottoscritto un abbonamento, le decisioni della Lega Serie A e delle televisioni suonano come un tradimento. La passione non basta. L’esempio della sfida con l’Atalanta ha riacceso una polemica che mette in discussione il rispetto per un’intera regione e per i suoi lavoratori. Il calcio moderno sembra dimenticare la Sardegna, come analizza TuttoCagliari.
Un patto tradito con gli abbonati
L’abbonamento è un patto di fiducia. Chi paga centinaia di euro a inizio stagione si aspetta di poter sostenere la squadra, non di trovarsi davanti a un ostacolo insormontabile creato dal palinsesto televisivo. Il business comanda. Un commerciante con la saracinesca alzata o un operaio che timbra il cartellino non possono semplicemente abbandonare tutto per correre allo stadio, trasformando il loro investimento in una spesa inutile. È un insulto alla loro dedizione e al loro portafoglio.
L’ostacolo della geografia: una Sardegna a due velocità
Il problema va oltre Cagliari città. Per chi arriva da Sassari, Nuoro o Olbia, una partita alle 18:30 di lunedì diventa una missione quasi impossibile, un sacrificio che va oltre la semplice fede calcistica. Non ci sono treni ad alta velocità. La statale 131 non consente miracoli e un tifoso del centro Sardegna dovrebbe chiedere mezza giornata di ferie, perdendo ore di stipendio, solo per arrivare in tempo al fischio d’inizio. Il rientro è una traversata notturna. Questo non è disagio, è un atto di cinismo burocratico che ignora completamente la realtà logistica dell’isola.
Il calcio è della gente o del telecomando?
Lo stadio rischia di svuotarsi. Il pubblico sugli spalti, da anima pulsante del tifo, viene ridotto a semplice scenografia televisiva, un rumore di fondo utile solo a colorare le riprese. Ma il calcio non vive senza la sua gente. Senza l’artigiano di Oristano o il giovane di Porto Torres che fanno i salti mortali per esserci, il gioco perde la sua anima. La Sardegna non è un buco da riempire nel palinsesto. Se il calcio vuole davvero essere di chi lo ama, deve smettere di guardare solo l’orologio e iniziare a consultare le cartine geografiche. I lavoratori sardi chiedono solo di poter vedere la partita per cui hanno pagato, senza dover scegliere tra il pane e la passione.




