Nicolò Barella è tornato alla Domus con la maglia dell’Inter e l’accoglienza di una parte del pubblico è stata tutt’altro che calorosa. I fischi rivolti al centrocampista riportano alla luce un rapporto mai completamente ricomposto con una parte della tifoseria rossoblù.
Un contrasto particolare per un giocatore cresciuto nel settore giovanile del Cagliari e considerato tra i maggiori talenti prodotti dal vivaio del club.
Il trasferimento all’Inter e quel gesto a San Siro
Alla base del rapporto complicato con alcuni tifosi c’è soprattutto il trasferimento all’Inter. L’operazione, del valore di circa 50 milioni di euro, aveva lasciato malumori tra una parte della tifoseria.
La distanza si è accentuata dopo una partita disputata a San Siro contro il Cagliari. Dopo aver segnato, Barella aveva alzato le braccia al cielo. Il centrocampista aveva spiegato quel gesto come una richiesta di scuse nei confronti della sua ex squadra, ma una parte dei tifosi lo aveva interpretato diversamente.
Un legame che non si è mai spezzato
Nonostante le contestazioni, Barella ha continuato a parlare di Cagliari e della Sardegna con grande affetto. Ha definito l’isola “casa sua” e ha ricordato il legame con la maglia rossoblù, nato fin dai tempi della scuola calcio di Gigi Riva.
Anche i rapporti con il presidente Tommaso Giulini hanno contribuito a mantenere vivo il filo con il club. Da qui nasce l’idea, coltivata da una parte dell’ambiente, di un possibile ritorno in futuro.
Immaginare Barella nuovamente alla Domus, questa volta con la fascia da capitano del Cagliari, resta per ora soltanto una suggestione. I fischi dell’ultima partita raccontano però quanto sia ancora complesso il rapporto tra il centrocampista e una parte della sua vecchia tifoseria.




