Sebastiano Esposito ha chiesto alla società un ruolo di maggiore responsabilità. Vuole essere un leader per il Cagliari, insieme a compagni come Deiola e Caprile. L’attaccante, in una lunga intervista, ha spiegato la sua ambizione di guidare il gruppo, forte di un’esperienza che, nonostante la giovane età, considera già solida. “Mi piace aiutarli e bacchettarli anche perché, pur avendo solo 24 anni, qualche partita ce l’ho nel curriculum”, ha affermato.
Il confronto con Pisacane
Il rapporto con il tecnico Fabio Pisacane è oggi solido, ma l’inizio non è stato semplice. Tutto è cominciato con uno scontro. “In Verona-Cagliari mi fece riscaldare senza poi farmi entrare. Poi ci fu un diverbio”, ha raccontato Esposito. La situazione si è risolta con un confronto diretto. “Sono andato nel suo stanzino a chiedergli spiegazioni. Ci siamo confrontati. È uno schietto, vero. Ci siamo capiti e adesso è un bel rapporto”. Ora i due comunicano con grande intesa, parlando spesso in napoletano, e l’attaccante riconosce al tecnico equilibrio e bravura nella gestione dello spogliatoio.
Perché Cagliari
La scelta di vestire la maglia rossoblù è stata voluta e ponderata. Esposito ha cercato una sfida, allontanandosi deliberatamente dalle situazioni più comode. “Io non amo la comfort zone. Ricerco le sfide. E Cagliari, venendo dall’Inter, era la più difficile”. L’attaccante è stato conquistato da una piazza che definisce “calda”, con una tifoseria che spinge la squadra e un popolo intero alle spalle. Ha trovato un gruppo sano con voglia di lavorare, consapevole che il difficile viene adesso. “Sarà tosta, perché arrivare è facile, confermarsi è difficile”.
Salvezza prima dei gol
L’obiettivo personale non è legato ai numeri. Esposito non insegue le statistiche né si pone un traguardo di gol da raggiungere. La sua priorità è un’altra. “Se devo dire una cosa che ho in testa è che voglio salvarmi”, ha dichiarato con nettezza. Questa mentalità si lega a un lato più intimo, quello del legame con i fratelli, con cui condivide il numero 94 in onore del loro quartiere, e dell’affetto ricevuto dai tifosi, come quelli della Sampdoria. “Ho lasciato il cuore a Genova”, ha ammesso, ricordando l’emozione per uno striscione a lui dedicato. “Sudo la maglia, corro dietro all’avversario, cerco di dare tutto e questo piace”.




