"Mio padre non fu trattato benissimo dal Cagliari": la rivelazione di Ruben, figlio di Nenè
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“Mio padre non fu trattato benissimo dal Cagliari”: la rivelazione di Ruben, figlio di Nenè

Ruben, figlio dell’indimenticato Nenè, ripercorre il legame con il padre e la Sardegna. Un amore per i colori rossoblù nato da bambino e un’amarezza: “Non fu trattato benissimo dal club”.

In una lunga intervista rilasciata a L’Unione Sarda e riportata da tuttocagliari.net, Ruben Olinto de Carvalho ha condiviso ricordi intimi e un’amarezza legata al rapporto tra suo padre, l’indimenticato Nenè, e il club rossoblù. Il figlio del campione ha ripercorso la sua fede per la squadra, nata in circostanze particolari, e ha parlato del periodo difficile della malattia del padre, scomparso nel 2016, svelando anche un retroscena sul trattamento ricevuto dalla società.

Una fede nata da un rifiuto

Nonostante un matrimonio celebrato a Torino, Ruben de Carvalho non ha dubbi sulla sua appartenenza calcistica. “No. La mia fede calcistica è tutta per il Cagliari”, ha affermato con decisione. Un legame nato nel 1983, in un giorno amaro per i colori rossoblù: la retrocessione in Serie B sancita da una sconfitta contro la Juventus al Sant’Elia. Quell’episodio segnò la sua infanzia. “Ero ragazzino e mi portarono all’Hotel Panorama, dove soggiornavano i bianconeri”, ha raccontato. L’incontro con i giocatori juventini fu deludente. “Chiesi l’autografo a Platini, ma si rifiutò. Non la presi bene: ricordo che stetti a lungo con Scirea, che cercò di consolarmi”. Il gesto di gentilezza di Scirea non bastò a cambiare il suo cuore, anzi. “Quando Platini si avvicinò, forse accorgendosi dell’impatto non proprio positivo che ebbe su di me quel suo gesto, rifiutai io la sua proposta di un autografo”.

L’amarezza per il club e il supporto degli eroi dello scudetto

Il racconto di Ruben tocca anche un punto dolente nel rapporto tra Nenè e il Cagliari. Secondo il figlio, il club non si comportò nel migliore dei modi con l’ex campione. L’occasione mancata fu quella della panchina. “Sì, [ho visto mio padre arrabbiato] quando non ottenne la panchina del Cagliari. In quel periodo ritengo, anzi, che non fu trattato benissimo dal club rossoblù”. Un rammarico reso più forte dal fatto che altre società si erano fatte avanti, come la Fiorentina dei Pontello che gli propose di allenare la squadra dopo l’esonero di Carosi. Negli anni della malattia, l’Alzheimer, definita “una brutta bestia”, a stringersi attorno a Nenè furono però i suoi vecchi compagni. “Io avrei voluto essere il tutore di mio padre, ma si mobilitarono i rossoblù dei suoi anni. Gigi Riva, Beppe Tomasini, Mario Brugnera, Ricciotti Greatti, Adriano Reginato, Cece Poli e tutti gli altri. Li ringrazio di cuore”.