Il 20 maggio 1990 il Cagliari conquistò la promozione in Serie A pareggiando 2-2 sul campo del Pisa. Quel risultato fu il culmine di una doppia promozione dalla Serie C1 ottenuta in soli due anni, un’impresa firmata dal presidente Tonino Orrù e da un giovane allenatore, Claudio Ranieri. Dietro quella scalata si nascondeva un metodo preciso, svelato dallo stesso tecnico dopo la festa all’Arena Garibaldi.
Una squadra che si giudicava da sola
Il segreto di quel gruppo non risiedeva nei grandi nomi, ma in una mentalità unica. Ranieri raccontò un aneddoto significativo sulla gestione dello spogliatoio. Ogni martedì, alla ripresa degli allenamenti, non era lui a dare giudizi sulla partita precedente. Pretendeva che fossero i calciatori stessi ad analizzare la propria prestazione. «Notavo che c’era sempre una critica spietata ma costruttiva nei loro confronti», spiegò il tecnico. Questa abitudine all’auto-analisi creò un collettivo coeso e consapevole, capace di superare ogni difficoltà. «Mi stanno facendo diventare un allenatore», ammise Ranieri, riconoscendo il valore di quel gruppo che salvò la società dal rischio fallimento.
La battaglia dell’Arena Garibaldi
La partita di Pisa fu la prova del nove per il carattere di quella squadra. Davanti a tremila tifosi sardi e sotto lo sguardo del CT della Nazionale Arrigo Sacchi, la gara si mise subito in salita con il gol di Neri dopo due minuti. Il Cagliari non si scompose. Al 20′ Mauro Valentini trovò il pareggio di testa. Nella ripresa, un rigore di Incocciati riportò avanti i toscani al 58′. La reazione fu immediata. Al minuto 68, da uno schema su calcio d’angolo, Fabio “Bibi” Provitali siglò il 2-2 definitivo. Il fischio finale diede il via alla festa per un traguardo che riportava il Cagliari nel massimo campionato.




