Un’odissea burocratica e finanziaria lunga oltre dieci anni. Così Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, ha definito il percorso per la realizzazione del nuovo stadio della città. Intervenuto al panel “Il futuro degli stadi italiani” durante il Festival della Serie A di Parma, ha ripercorso le tappe di un progetto che ha messo a dura prova la società rossoblù, a partire da una situazione in cui la squadra non aveva una casa.
Quattordici progetti per un’autorizzazione
Il racconto di Giulini parte da una condizione di emergenza, con il Cagliari costretto a giocare tra Trieste e Tempio. La costruzione dell’Unipol Domus, un impianto provvisorio da 16.000 posti, fu una soluzione rapida ottenuta in pochi mesi grazie alla collaborazione con il sindaco di Cagliari. “Quella era la speranza per arrivare a breve a costruire lo stadio Gigi Riva”, ha spiegato il presidente. Da quel momento, però, è iniziato un calvario. “Ci siamo imbattuti, nei successivi dieci anni, nella commissione provinciale di vigilanza, che con i suoi 14 enti ci ha fatto cambiare 14 volte il progetto”. Una volta ottenuta l’autorizzazione, si è aperta una nuova fase critica, quella economico-finanziaria, con un piano ancora in attesa di approvazione definitiva.
Il modello francese non è replicabile
Giulini ha poi confrontato la situazione italiana con quella francese in vista di Euro 2016. All’epoca, la Francia si trovò con stadi obsoleti, simile allo scenario attuale in Italia. “Lo Stato francese decise di intervenire versando in totale un miliardo di euro”, ha fatto notare, specificando come solo due stadi furono ricostruiti con capitali interamente privati. La maggior parte degli interventi vide un forte sostegno pubblico. Una strada che, secondo il presidente del Cagliari, non è percorribile oggi in Italia, dove l’onere ricade quasi interamente sui club. “Credo che oggi in Italia, nonostante dobbiamo fare solo cinque stadi e ne abbiamo solo uno, Torino, in regola, non abbiamo possibilità di ripetere la storia francese”, ha concluso Giulini.




