Il futuro dello stadio di Cagliari si gioca su un canone da 50mila euro. La cifra, proposta dal club nel Piano economico finanziario (Pef), è ritenuta non congrua dal Comune e rappresenta l’ultimo scoglio per un’opera da 187 milioni di euro. Il tempo stringe. Sullo sfondo resta la candidatura della città per ospitare gli Europei del 2032, un traguardo legato a scadenze che non ammettono ritardi.
Il confronto tra club e amministrazione
La discussione sul nuovo impianto è approdata in Consiglio comunale. L’assessore allo Sport, Giuseppe Macciotta, è stato chiamato a riferire sullo stato dell’arte dopo la presentazione del Pef da parte della società il 18 dicembre 2025. Sebbene alcuni punti siano stati chiariti, come il no all’uso del diritto di superficie a garanzia per le banche e la gestione pubblica e gratuita dei parcheggi, il nodo economico resta irrisolto. La proposta di un canone annuo di 50mila euro non convince l’amministrazione, che ha investito 60 milioni di fondi pubblici nel progetto. La valutazione tecnica del piano da parte degli uffici comunali è ancora in corso per risolvere le criticità emerse.
La scadenza per Euro 2032
A rendere la situazione più complessa è la pressione delle scadenze. Un gruppo trasversale di consiglieri, guidato dal presidente dell’assemblea Marco Benucci, ha sollecitato il dibattito per avere trasparenza sulla posizione della giunta. L’obiettivo è non compromettere l’iter per la candidatura a sede di eventi internazionali. Per rispettare la tabella di marcia, la gara pubblica per l’assegnazione dei lavori deve essere bandita entro giugno 2026. Un ritardo metterebbe a rischio l’intero progetto e, con esso, il sogno di vedere il grande calcio europeo a Cagliari.




