L’allenatore Ciro Ginestra ha indicato nel Cagliari un modello virtuoso per la gestione dei giovani talenti, prendendo come esempio il percorso di Marco Palestra. Durante un’intervista rilasciata a TMW, ha però ampliato la sua analisi a una critica più generale del sistema calcistico italiano, reo di non dare sufficiente fiducia ai propri prospetti e di lasciarli partire troppo presto.
Un lavoro da lodare con un sistema da correggere
Il lavoro svolto dal club e dallo staff tecnico rossoblù con Palestra è stato definito eccellente. Ginestra ha però usato questo caso per evidenziare una debolezza strutturale del calcio nazionale. “Bisogna dare spazio ai giovani, a chi merita. Palestra è uno dei tanti giocatori che purtroppo dall’Italia, dopo solo un anno di Serie A, si vende a 60 milioni”, ha spiegato l’allenatore. Secondo la sua visione, il talento andrebbe individuato e lanciato con maggiore anticipo. “Come si fa a non capire che Palestra probabilmente era già pronto prima? Il Cagliari è stato bravissimo, allenatore e società, a valorizzarlo, ma credo che anche da queste cose si capisce quando si deve crescere: si dovrebbe capire molto prima il talento, far giocare molto prima anche i giovani, perché poi fondamentalmente il futuro è loro”.
La preferenza per gli stranieri e la sfiducia dei talenti italiani
Ginestra ha poi allargato il suo ragionamento, puntando il dito contro la tendenza dei club italiani a investire su calciatori stranieri a discapito dei talenti cresciuti in casa. Ha citato l’esempio di Riccardo Calafiori per sostenere la sua tesi. “Qui invece, spesso, andiamo a prendere magari stranieri e spendiamo anche il doppio, e non ci teniamo a casa un talento italiano”, ha affermato. L’allenatore ha concluso la sua riflessione, disponibile integralmente su TuttoMercatoWeb, suggerendo che la fuga dei giovani verso campionati esteri non sia solo una questione economica, ma anche di sfiducia nel sistema italiano: “Se preferiscono andare in Inghilterra, in Spagna, in altri paesi, in un altro calcio, vuol dire che anche questi ragazzi giovani non hanno fiducia in quello che succede in Italia, altrimenti le scelte sarebbero differenti. Al di là dell’aspetto economico”.




