Giulini non si nasconde: "Potrei non esserci più tra un anno. La Serie A serve per lo stadio"
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Giulini non si nasconde: “Potrei non esserci più tra un anno. La Serie A serve per lo stadio”

Il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, lega la permanenza nella massima serie al progetto del nuovo stadio e apre a un possibile addio al club: “Spero mi invitino all’inaugurazione”.

La Serie A è la condizione necessaria per il nuovo stadio. Un concetto ribadito con forza dal presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, che delinea il percorso del club legando la sopravvivenza sportiva al futuro infrastrutturale. Le sue parole, pronunciate dopo la vittoria per 1-0 contro la Cremonese, pesano sul futuro della società rossoblù, aprendo anche a uno scenario di un suo possibile disimpegno.

Un progetto basato su unità e giovani talenti

La vittoria contro i grigiorossi è stata una boccata d’ossigeno. “Partita complicata, siamo in un periodo non facile da due mesi”, ha ammesso Giulini, elogiando la reazione della squadra. “Oggi è uscito fuori il valore di tanti uomini veri attaccati alla maglia”. Un gruppo che, secondo il presidente, ha imparato a restare compatto nei momenti difficili. Il progetto si fonda sui giovani. Giulini ha citato con orgoglio i progressi di talenti come Palestra, Rodriguez, Obert e Mendy, tutti elementi della rosa attuale. “Stiamo dimostrando al calcio italiano che si può giocare anche con tanti giovani”, ha affermato, sottolineando le difficoltà di competere con poche risorse e dal contesto di un’isola.

Lo stadio e l’orizzonte personale

Il punto centrale resta l’impianto. “Abbiamo bisogno della Serie A per fare questo stadio”, ha dichiarato senza mezzi termini. Una battaglia burocratica e progettuale che dura da un decennio e che ora sembra a una svolta, con il supporto del comune e di un investitore. Proprio su questo tema, Giulini ha sorpreso tutti con una riflessione personale. “Non so quanto sarò ancora qui, un anno o due anni”. Una frase che apre a scenari nuovi per il futuro della presidenza. “Non buttiamo via tutto questo”, è il suo appello, quasi un testamento programmatico. La chiusura è una speranza: “Spero che mi inviteranno all’inaugurazione”.