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Dario Silva, i ricordi di “Sa Pibinca”: “Con Cellino stavo bene, che grigliate a Cagliari”

Dario Silva, “Sa Pibinca”, rievoca gli anni a Cagliari: dal soprannome datogli da un comico alla famosa rovesciata, passando per il rapporto schietto con Cellino e i consigli del Trap. Un tuffo nel passato.

Le grigliate di pesce, il calore dei tifosi e una rovesciata leggendaria. Sono questi i ricordi che legano ancora oggi Dario Silva a Cagliari. L’attaccante uruguaiano, per tutti “Sa Pibinca”, ha ripercorso la sua avventura in rossoblù in un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, un viaggio tra aneddoti di campo e vita vissuta.

Un attaccante “ingestibile”

Quel soprannome, “Sa Pibinca”, glielo diede il comico Massimiliano Medda. In sardo significa “scimmietta”. Un nomignolo perfetto per descrivere il suo stile di gioco. “Ero un attaccante sempre in movimento, mi appiccicavo agli avversari e davo fastidio”, ha raccontato Silva. Un vero tormento per le difese avversarie, a volte anche sopra le righe. “A volte ero ingestibile e, senza fare male, tiravo anche qualche calcetto ai difensori per stuzzicarli”.

Da Trapattoni a Cellino

Nella sua carriera ha incrociato maestri come Trapattoni, Mazzone e Ventura. Ognuno ha lasciato un segno. “Il Trap mi faceva fare sedute individuali a fine allenamento, spiegandomi come posizionarmi in area, colpire di testa e smarcarmi”. Con Mazzone ha imparato il metodo e la disciplina, anche se “quando si arrabbiava, non si capiva nulla”. Un rapporto con alti e bassi invece con Ventura, tecnico con cui comunque andò in doppia cifra in Serie B. Schietto e diretto il legame con l’allora presidente. “Sono stato molto bene con lui”, ha affermato Silva parlando di Cellino, “è una persona senza peli sulla lingua. Se deve dirti una cosa, te la dice senza problemi, bella o brutta che sia”.

La rovesciata che fece la storia

Tra i ricordi più vividi c’è un gol. Una prodezza contro il Castel di Sangro che i tifosi non hanno dimenticato. Silva ne svela il retroscena. “Per tutta la settimana avevamo provato in allenamento uno schema su palla inattiva che nessuno capiva”. Arriva la partita, calcio di punizione per il Cagliari. A quel punto, l’intuizione. “Andai da Gianni Cavezzi e gli dissi: ‘Mettila in mezzo, poi ci penso io a segnare in rovesciata’”. Il resto è storia. “Detto, fatto”.